STRISCIONE-FILANDARI 2.jpg

 
martedì 7 febbraio 2012
Registrazione  |  Login
L'angolo della poesia
 

Visite dal12 luglio 2007

                                                Invia le tue poesie a :   angolodellapoesia@filandari.net

 

 

DOPO UN SUONO

di Francesca Mazzitello

 

Vento lento che

sgorga nel tuo ventre

fra lingue di neve

che sorvolano stanche.

Un giorno rovente

nella musica infusa

con una speranza incredula

e parole di fuoco.

Un sentiero, poi la valle

tra fumi levigati, ammantati;

è un salto che sfiora

d’un fiato che non ha età.

Intingo nell’offesa pace

come piedi che scivolano ignari,

un pallido raggio

nello sguardo, vasto.

 


 

U  PANI I CASA

di Francescantonio Restuccia

 

Si leva di matina prestu la furnara,

pemmu mpasta lu pani  a suli arzatu,

prima jendu a la funtana ca cortara,

e poi mu mbisca a farina cu lavatu.

 

Subba a nu tavulu menzu sgangheratu

c’è la maija china di farina,

e cu li puzza forti e schina china,

lavura u veni l’impastu allasticatu

 

Cu l’angelera sparti u lavuratu,

conzando i pitti subba u tavulatu,

li curureri puru ha criatu,

mu li duna a tuttu  u  vicinatu.

 

Cu li fraschi da puta di luvara,

ajiuma lu furnu  e lu prepara,

avendu cura e  attenzioni di chi manera,

fino a quandu arriva a janca a la portera.

 

Capiju  e raspuni ha manovratu,

mu pulizza lu fundu incinnariatu,

ca pala mpurna  appenserata

li pitti fatti da jornata.

 

Stanca , e puru  incinnarata.

aspetta lu pani la cacciata

e li figghi chi s’arzanu a matinata,

si mangianu cadda cadda  la jettata.

 


 

 Nu grandi funerali

di Donenico Rettura


‘Nta Roma era chinu i carbineri,
di militari pomperi e finanzerì,
in grandi riforma eranu vestuti
chi dimaragghj o pettu mpenduti.

‘Nc’eranu migghjara di curuni
di hjuri accupparu lu stratuni
spilavanu chi fari appiccicati
camij cu cannuna e carra armati.

A carrozza avìa ncunu centu cavalli
‘cchjù i centu generali e colonnelli
u tambutu ch’era di lignu preggiatu
ca bandera italiana era accuppatu.

Sindaci cu la fascia tri culuni
mu nci cantanu ‘nci volìa quattr’uni,
cunsigghjeri regionali, provinciali,
e i capi di gabbinetti ministeriali.

Di luttu strittu eranu migghjara,
i gralimi ‘nci currianu a hjumara
ciangìanu addaveru disperati
i senatuni e tutti i deputati.

L’apparecchj spioravanu la terra
sparavanu cannunati comu ‘nguerra
sonavanu nsemi setti bandi militari
ma cu morìu no mi potìa capacitari.

I siminaristi eranu a migghjara
i previtì du capitulu centinara,
prisenziava stu grandi funerali
puru u Papa cu tutti i Cardinali.


Di regioni ‘nc’eranu i presidenti
da camera e du senatu eranu presenti
chidu da Reprubbica: u ‘cchjù abbattutu
abbrazzava disperatu lu tambutu.


Poi capiscivi Benedittu u Pateternu!
Nci facìanu u funerali a lu cuvernu:
Avìanu ammazzatu a Reprubbica, taliana
E ciangianu puru, figghj di pputtana

 

 


 

 

 

 

 

Il Ricordo
di Titti Sparlantina

Cammino per strada veloce.

Arriverò in ritardo.

Qualcuno mi passa accanto.

Un profumo!

Mi fermo , smarrita.

Rivedo gli occhi, sento le sue risate.

E’ un attimo.

Riprendo il cammino

ma lentamente.

Non sento più voci,

non vedo più ombre.

Tutto mi è chiaro.

Non è più l’abbandono, il dolore che io temo.

Mio padre , il ricordo, sono accanto a me.

 

 


 

Ritorno a casa
di Titti Sparlantina

 Il ritorno non ha partenze .

Perché è nell’anima il suo arrivo.

Quelle stanze mai aperte e

quelle porte semichiuse.

Il ritorno di un vento

che non si ricordava più:

quello freddo, quello caldo, quello forte.

Il ritorno di un odore,

di un dolore, di un amore.

Di fiori il profumo,

del sole il calore,

del pane il sapore.

Il ritorno agli anni dei “forse”,

del male e del bene.

Agli anni dei vicoli,

delle Mura e delle Chiese.

Agli anni delle partenze senza saluti

e senza ritorni.

Il ritorno al mare,

alla brezza la mattina.

Il ritorno ai tramonti dalle balconate,

quelli sospirati, accennati, abbracciati , rubati.

Il ritorno al respiro…….il ritorno a Tropea.


 

LA ROSA

 

di Francesca Mazzitello 

 

 

Il colore così spaventosamente

chiaro, intenso, inimmaginabile

e splendido nelle gocce cadenti

è solo della rosa che colsi

e piantai non so come,

donde mi venne.

Potessi essere anch’io

così ricca di splendore!



 

Cantico dei drogati

di Fabrizio De Andrè

Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore.

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi

quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Come potrò dire la mia madre che ho paura?

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Quando scadrà l'affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria


TRE FIAMMIFERI ACCESI

di Jacques Prévert


Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L'ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

 


 

Lentamente muore

 

di Martha Mereidos

 

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell'abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca,

 chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente

 chi evita una passione,

chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore

 chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.

 

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

 Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare;

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore

 chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.


Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

 

 


GRAZIE

di Elena Solano

 

..di tutto!

Grazie perché ci sei.

Grazie perché ci

hai voluto qui.

Grazie perché ci vuoi bene.

Grazie per quanto ci hai dato.

 

Ci

hai dato

la GIOIA dell'Amore e del Perdono

attorno a quest'altare,

davanti ad

una Croce Grande

che, MISTERO DELLA FEDE,

si trasforma, qui, in Resurrezione!

 

 

Ci hai dato

un motivo per partecipare

all'Eucarestia celebrata,

adorata,

gustata,

ogni domenica,

qui, come mai altrove!

 

Ci hai dato una Parrocchia

come

casa della comunità ,

come luogo d'incontri tra persone,

prima che luogo di

celebrazioni!

 

Ci hai dato

la certezza che E’bello,

E’ bello esserci,

E’ bello

vivere questa vita,

anche se ogni giorno ha la sua croce,

e la mia...

non è più

pesante di quella degli altri!

..e devo rimboccarmi le maniche,

devo fare la

mia parte...

nel grande cantiere di Dio!

E non importa

se, a volte, cado,

anche

Tu sei caduto, sul Calvario!

Tu... mi darai la forza per rialzarmi!

 

Ci hai

dato

la FORZA travolgente della tua fede,

colorata di entusiasmo, di simpatia,

di buon umore,

ma VERA!

 

Ci hai dato

le tue omelie,

piene di fiducia, di

speranza...

perchè quella Provvidenza si alza prima del sole

e ne vale la pena

giocarsi la vita per CRISTO.

 

GRAZIE A TE, DON SALVATORE !

 

 

Parafrasando una

sua poesia e... anche i suoi messaggi!

 


 

 

Auguri di Buon Anno
Autore:Silvana Stremiz

A te che ti sei fatto avvolgere dall'oscurità
auguro una fonte di luce e di energia
che possa spegnere ogni oscurità.
A te che lotti contro il tempo
auguro di vincere la tua battaglia,
di sfilare al tempo la magia di un sogno
e di scriverne il poi...
a te che cerchi senza trovare
auguro di trovare ciò che cerchi
o la capacità di apprezzare ciò che hai
ricordandoti che niente ci è dovuto.
A tutti auguro di saper cogliere
il brivido di un'emozione
e scrivere con il cuore
le pagine dell'anno che si compone.
Buon Anno!


 

PATRIA LONTANA

 di Francesca Mazzitello

 

Partire soltanto.

Portare con sé

I granelli degli anni

L'odorosa terra

Che è profonda tra le mani

Sospirosa nell'anima.

Il vento che spira

Conduce, al di là dell'orizzonte

Al nido materno

Al sole che appartiene

Come la pelle che ha scolpita.

Sogno di primavera

Tenera brezza che eleva

Ad alti pensieri.

Vita che sprona alla vita.

Non può essere lontano

Ciò che si porta nel cuore.

 

 


 

SERATA SETTEMBRINA

di Francesca Mazzitello

 

Un suono balenò nel

ventre scuro della terra

e avvolse l’aria fioca.

Le anime terse

si fecero timide e

seguirono il vento

che scuoteva assorto.

Una civetta corse

nel silente buio e

planò tra i frutti rossi.

Il candore delle sue piume

è il volto della bellezza.

 

 


 

 

SOLE CHE SPLENDI

di Francesca Mazzitello

 

Serve anche

questo sole

per ingannare

l’ombra della

malinconia.

 


 

 

VOCI DELLA MEMORIA

di Francesca Mazzitello

 

 

L’eco della tua canzone

era il sonno ineffabile

della tua voce.

Voce cara, voce che

vola nell’anima

che accarezza il cuore

che porta nel sole.

Basta poco

e già ti sento

e il ricordo è dolore

è un soffio di pace,

è il luogo di una

breve felicità, fugace

pausa che sfiora le mani.

Della memoria resta

amara l’ansia del vuoto,

del fil di speranza vana.

 

 


 

Fermati in ascolto!

 

Fermati,

spegni la televisione,

deponi i libri, allontana le chiacchiere,

entra nella calma.

Siediti

e lascia venire il silenzio.

 

Mettersi a sedere per Iddio

è come se per lui

tu tagliassi un boccone

del tuo tempo.

E quando si ama si trova il tempo.

 

Mettersi a sedere in silenzio.

Per una volta

lascia le tue preoccupazioni

e la voglia di parlarne.

 

Siediti per guardare Dio.

E quando si ama, si guarda.

 

Mettersi a sedere

in compagnia di Dio e con lui fermarsi

e gustare la sua presenza.

Colui che ama si siede vicino all'amico.

AA. VV., Sulle tracce di Dio

Poesia inviata da Elena Solano




 

 

NINNA NANNA

 (A Madonna mbambarìa u Bombineju)

Poesia tratta dal libro “LA MIA MESSA NEL BOSCO”

del compianto  Don Salvatore Sangeniti

 

Piccirijiuzzu mio no, no' ciangiri

si pungi a pagghia no' ti stroppiari!

si fora chiovi, nivica o nc'é ventu

no' ti fugari no', statti cuntentu!

 

Ti vogghiu beni, tu si nu trisoru

vogghiu u ti vasu ...u ti mangiu e poi .. u moru

vogghiu u ti stringiu forti forti 'o pettu

si 'on haiu a ttia, io non trovu rigettu

 

veninci sonnu e non ci addimurari

lu Piccirijiu mio mu dormi voli...

veninci sonnu e d'arredi marina

li nachi d'oru e li cordi di rina

 

Dormi bellizzi mio, gioia d'a mamma

nsònnati l'angiali d'u celu nt'a capanna

dormi, e chiss'occhi belli n'e lapriri

si no ... mi guardi ... e a mmia mi fa' moriri

 

Dormi trisoru mio, c'a mamma canta

canta na ninna nanna queta queta

t'annaca chianu ... t'accarizza e ncanta

ti vasa... ma 'i luntanu e no' ti squeta

 

passa l'acejiu e pizzica la ruta

lupiccirijiu mio mi lu saluta

passa l'acejiu e pizzica la menta

lu piccirijiu mio mi lu ddurmenta

 

Fora nc'è u ventu, u friddu e a malatìa

fora nc'é Erodi c'on ti voli a ttìa

nei sugnu chji mali pelandruna

chi cercanu i nnucenti e a vita tua

 

Ma tu ccà si cu a mamma, a mamma toi:

a mangiatura nei su u ciucciu e u voi

nc'è u ncantatu d'a stijia chi t'alluma

 nei suggnu i pecureji sutta 'a luna

 

veninci sonnu ... pecchi di ccà no'vinni

lupiccirijiu mio cu nei lu tinnì

veninci sonnu... pecchi di ccàpassau

lu piccirijiu mio l'addurmentau

 

Ccà nc'è Giuseppi chi ti voli bbeni

nei su i pastura, chi vinnaru i luntanu

nei su puru i gajini i crapi ed 'a gneji

nc'è u zampognaru chi sona chianu chianu

 

Di ccà vidimu u celu chinu i stji

e mo puru a Cumeta cumparìu

sentimu l'Angialeji ccà pur'iji

chi cantanu pe ttìa a grolia i Dìo

 

veninci sonnu e non ci addimurari

lu Piccirijiu mio mu dormi voli...

veninci sonnu ...e d'arredi marina

li nachi d'oru e li cordi di rina

 

A nn'atru pocu arrivanu i Rè magi

chi veninu i luntanu caminandu

piiccirijiuzzu mio dormi cuntentu

e 'a mamma toi ti para ... a nivi e u ventu

 

passa n'acejiu e pizzica la rosa

lupiccirijiu mio dormi e riposa

passau n'aceju e ... u ventu si carmau

lu piccirijiu mio s'addurmentau