"" Posta e dintorni... "
Rubrica a cura di Maria Angela Rovito
mariangela.rovito@filandari.net
LA NUOVA GIOVENTU’
18 febbraio 2010
Certe volte rimango senza parole
dinanzi ai giovani d’oggi. Rimango senza parole, ma in senso positivo
ovviamente. Io non penso assolutamente che i giovani d’oggi siano scansafatiche
o che vogliano tutto e subito o che tutti fumino e bevano disordinatamente.
Certo, ci sono le eccezioni, ma sono una minoranza rispetto alla massa di
ragazzi che ci sono nei nostri paesi. In sincerità rispetto a come
eravamo noi a quelli della mia generazione intendo, li trovo più svegli e
capaci. Sanno benissimo quello che vogliono e come raggiungerlo fin
da piccoli. Provate a chiedere a una bambina cosa vuole fare da grande e vi
risponderà non la maestra o la ballerina, ma il calciatore o al massimo
l’imprenditore o l’informatico. Sono già svezzati a ciò che li aspetta fin da
piccoli. Conoscono il computer, l’inglese e usano il cellulare come un
prolungamento della loro mano, visto che non se ne staccano
mai. La nuova gioventù viaggia, ama la musica, si cura e se
decidono di amare lo fanno con lealtà. Sanno distinguere tra il bene ed
il male più di quanto lo abbiamo fatto noi in passato. E soprattutto non
hanno timore di esprimere il loro pensiero. Si schierano, e se c’è da urlare lo
fanno senza paura. E’ chiaro che ci sono delle pecche e di sicuro ognuno di noi
né troverebbe più di una. Comunque ogni generazione che si rispetti ha delle
magagne. Tutte le generazioni che ci hanno preceduto hanno avuto qualche
problema d’inserimento sociale.. Penso che questa gioventù sia per noi
una risorsa e non un peso come ce la vorrebbe far passare, a volte, i
media. Lavorano se c’è lavoro e studiano con curiosità esponendo i dubbi che
hanno. Sono o di destra o di sinistra in modo netto e non come cert’uni che ci
governano che ancor’oggi migrano da un partito all’altro senza trovare riposo.
Dovremmo fermarci ogni tanto ad ascoltarli perché hanno idee e progetti ma
soprattutto valori come l’amicizia sulla quale basano ogni loro rapporto, da
quello con i genitori, a quello con gli insegnanti, a quello con le persone più
in là con l’età. Dovremmo fidarci di più di questa nuova gioventù, anche perché
non è che gli stiamo lasciando un mondo migliore di quello che è toccato
a noi. Tante promesse, ma nei fatti … tante delusioni. E allora non colpevolizziamoli
per qualche bicchiere di troppo o per qualche corsa in macchina. Anche a nostri
tempi si facevano le stesse sciocchezze. La differenza e che noi le
nascondevamo, mentre loro non lo fanno e questo a noi “grandi” fa
paura. A noi di quel mondo è rimasto poco. Facciamo in modo che la
spensieratezza , la positività e l’amore che hanno da dare riescano ad
incanalarlo nel modo giusto, senza deviazioni. Facciamo in modo di non
deluderli anche noi come i nostri predecessori hanno fatto con noi. Costruiamo
il futuro che li aspetta non per loro ma con loro!
I 103 ANNI DU "PREVITI DI CHIUPPI” !
27 GENNAIO 2010
Avete capito bene! Don
Pino Pagnotta , a gennaio, ha compiuto 103 anni e li ha festeggiati nella
sua casa di Vena di Ionadi con la sua famiglia e gli amici più cari ; in suo
onore , nel salotto della sua casa,è stata celebrata una messa ufficiata dal
Vescovo della nostra diocesi Sua Ecc. Mons. Luigi Renzo . Per l’occasione don
Pino si è vestito con la veste talare delle cerimonie importanti. E, in effetti
,è stato un bel giorno. A volte, era un po’ infastidito per la confusione che
vi era intorno a lui, per le luci delle telecamere soprattutto, ma poi
dispensava volentieri benedizioni e abbracci . Durante la celebrazione della
messa, che don Pino ha concelebrato, nei passaggi più importanti , come la
consacrazione, appariva particolarmente attento a che tutto si svolgesse per il
verso giusto. Don Pino è nato a Scaliti nel 1907, ma in seguito la sua attività
lo ha portato a conoscere tutti i paeselli della nostra zona: Paravati,
Papaglionti, Mesiano, Scaliti, Sorianello, e di ognuno conservava un ricordo
legato a fatti o a persone conosciute. Oltre alla sua attività pastorale non ha
disdegnato nella sua vita altre attività come la caccia o la fotografia .
Insomma è stato anche un uomo con le sue debolezze. Nessuno ha chiesto a don
Pino qual è il segreto per arrivare a quest’età. Perché non c’è un segreto. Ci
si arriva e basta. Magari se si è accompagnati ,durante questo percorso,
dalle persona giuste è ancora meglio. Accanto a lui, lungo tutti questi anni, i
nipoti che lo seguono devotamente in ogni suo desiderio, accudendolo ogni
giorno passo passo in ogni sua necessità. Anche quel giorno erano lì presenti
come sempre ed alla fine della serata, quando tutto è ritornato alla normalità,
hanno continuato la loro attività con dedizione e amore. Il desiderio, che
credo in molti condividiamo e non tanto di raggiungere quell’età,
ma di arrivarci intorno a quell’età ,magari con lo sguardo vigile e
attento di don Pino, sintomo di vitalità mentale e voglia di vivere altri 103
anni! Di seguito uno stralcio di quella serata … buona visione e auguri di
nuovo don Pino!
POVERI MA BELLI
10 GENNAIO 2010
L’altro ieri mi è capitato di leggere un bando regionale per dei
corsi formativi, che si terranno nella nostra provincia prossimamente e leggendo
qua e là mi sono accorta di una cosa alquanto anomala. Poiché si partecipa in
base al reddito e al punteggio acquisito dall’iscrizione al Centro per
l’Impiego, in codesto bando, i partecipanti alla competizione erano divisi in
poveri e quasi poveri. Quindi si partiva da un concetto fondamentale: essere
poveri . E’ ormai risaputo che il documento che attesta la povertà
di un cittadino italiano è il modello ISEE. Tale modello ci certifica, quasi
come una patente, il nostro grado di povertà. Sì, perché la povertà si misura.
E quindi puoi essere povero a tutti gli effetti oppure quasi povero, ovvero,
non sei talmente povero per determinate agevolazioni ma nemmeno tanto ricco per
poterne farne a meno. E’ il classico dei dubbi: “Essere o non Essere … questo
il problema!”. In questo caso essere o non essere povero per le
Istituzioni e per la società. Ognuno ha il suo grado di povertà,
calcolato in base a dei coefficienti che applicati al reddito, ti danno il
polso della tua situazione e della tua posizione nella piramide
economico-sociale italiana. I sindacati ti aiutano a compilare la tua patente
di povero. A volte, essere pensionato o disoccupato, non basta. Se
malauguratamente sei proprietario di un terreno, che non ricordavi d’avere,
tanto è inutile, sei fuori dal target perché ti fa reddito, se aggiungi
la pensione che percepisci dopo trent’anni di contributi, che è pari quasi a
niente, per lo Stato sei povera o quasi povera ma di certo non ricca. E allora,
a meno che non si è invalidi al cento per cento, non hai diritto a niente
perché per lo Stato non sei tanto povera per agevolarti, forse quasi povera e
allora rientri per alcune agevolazioni, ma no per tutte, se poi rientri per un
euro nella categoria ricca o quasi ricca (questa categoria l’ho inventata io),
sei tagliata fuori da tutto. Non esiste in realtà la categoria intermedia,
quella categoria che ci fa dire: “speriamo che domani sia un giorno buono!”.
Penso pure che se una persona è povera o quasi povera non ha bisogno di
certificazioni. O è povera o non lo è. Come pure un’altra anomalia è la
dicitura di disoccupato. Ovverosia, si è disoccupati se si è stati occupati con
lavoro certificato per almeno un tot di giorni, altrimenti sei inoccupato ma
non disoccupato, di conseguenza non rientri in nessun concorso se non risulti
disoccupato in base a quelle normative. Se tu non hai mai lavorato, per lo
Stato non sei disoccupato, non esisti proprio! Mah, veri e propri misteri
italiani! Io credo proprio che ciò che è poco dignitoso nel nostro paese, non è
essere povero o quasi povero, ma farci sentire tali. E non c’è bisogno di un
foglio che lo certifichi, lo vediamo da soli se ci guardiamo intorno che non
stiamo bene per niente. Stiamo regredendo vertiginosamente, soprattutto nella
nostra terra. A volte, ho come l’impressione, che la nostra Regione esista
giusto per fare da supporto al ponte che dovranno costruire sullo Stretto e che
se ne parli, ultimamente, solo per tale scopo. Comunque non è tutto così nero,
qualche spiraglio di ottimismo ci deve essere. Sorridiamo e la vita ci
sorriderà. In fondo siamo poveri … ma belli!
E' ARRIVATO IL NATALE
14 dicembre 2009
E’ arrivato il Natale! Un ‘altro anno
sta per trascorrere. Se ci pensate, ci affanniamo a fare sempre e
in modo convulsivo , le solite cose. Agli inizi di dicembre, l’albero ed
il presepe, cercando di ricordare dove abbiamo riposto gli addobbi
e quando li abbiamo trovati,renderci conto che sono malconci o usurati
dal tempo e allora decidere di rinnovare in tutto o in parte albero o presepe.
Poi c’è la frenesia per l’addobbo originale: quello per il
camino, per la porta dell’ingresso principale,per il centrotavola
etc. etc. E’ dulcis in fundo ,quello che ,a mio parere ovviamente, rimane
ancor oggi , nel settore degli addobbi, un vero mistero: il babbo natale
appeso ai balconi. Ma che ci fa’ un babbo natale appeso a quel modo?
Alcuni danno l’impressione che ti chiedano aiuto per essere
liberati da quella agonia. Altri, se ci fate caso, sono talmente rovinati dalla
pioggia e dal vento che rimangono attaccati alle scalette per un braccio,e
quelli, in verità, sono i più tristi in assoluto. Ma che senso hanno?
Se lo scopo è di far credere ai bimbi che babbo natale arriva
dai tetti, beh stiamo freschi, e da tempo che i bimbi non credono più alle
favole. Però il Natale è proprio questo: le contraddizioni
Ogni anno poi, ci diciamo che non faremo regali o che
ne faremo di meno, ma poi ricadiamo nella trappola con le stesse modalità
di ogni anno: fino all’ultimo giorno , fino al regalo
dell’ultimo momento, perché è matematico che ci dimentichiamo
sempre di qualcuno. A Natale vogliamo e dobbiamo dimenticarci dei problemi .
E’ come se la mente si permeasse di una nebbiolina per cui : la
mancanza di lavoro, le malattie,gli odi e i rancori … tutto sembra
passare o quasi. Questo Natale, in particolare, lo so, sarà difficile per
molte famiglie. Ma magari, ci riporterà a riconsiderare la vera essenza
di questa festività che và aldilà di ogni logica consumistica. Stringerci
intorno a quella grotta con spirito di solidarietà; pensare alle persone a noi
vicine, come quelle che hanno bisogno di una parola o di una carezza e
non necessariamente della solita sciarpa o dei soliti guanti. Stare insieme
perché ci va di farlo e non perché la tradizione lo impone. Insomma stare
intorno ad una tavola senza che ci siano necessariamente tredici portate, anche
due vanno bene! Riappropriarci di valori che nel tempo , con la “globalizzazione,
i media, internet” sono stati sostituiti con altri, più o meno giusti,
sarà il tempo a dare una risposta. Ma i nostri nonni, e i
nonni dei nostri nonni, ma come hanno fatto a superare tutti quei Natali senza
regali, televisione, computer e play station? Mah! Ogni tanto penso sia
un bene che ci sia un po’ di crisi. E’ un bene perché ci fa apprezzare,
cosa è utile e cosa no; che ci fa comprendere che alla fine della
fiera quello che rimane sono i rapporti umani. Quante mani abbiamo stretto
oggi? Quante né stringeremo domani ? E soprattutto,non pensare
costantemente che l’altro ci debba per forza fregare in qualcosa. Guardiamoci
intorno ogni tanto. Forse è proprio il nostro vicino che ha più bisogno
del nostro aiuto o almeno di un sorriso. E con un sorriso Vi auguro un
sereno e felice Natale!
PS. Presto sarà aperto uno
spazio con le vostre e-mail. Quindi vi invito ad inviarci poesie,
racconti,pensieri che verrano pubblicati nelle varie rubriche. A questo
proposito desidero ringraziare Francesca e a farLe pubblicamente i complimenti
per la poesia che ci ha inviato e che è pubblicata nella
rubrica “ poesia del giorno”, e ad Antonio per i complimenti e il disegno
…grazie!!!!!
LA POSTA E DINTORNI . . .
29 luglio 2009
Riapre il sito di Filandari. E’ riapre
in una veste nuova e con una nuova rubrica “la posta e dintorni…” curata da me
e da tutti coloro che vorranno collaborare inviandoci e-mail, fotografie,
ricordi ma anche poesie e pensieri in libertà. Niente di impegnativo ma
soltanto un modo nuovo per incontrarci e scambiarci pensieri e riflessioni
nonché ricordi per chi i nostri paesi non li ha mai dimenticati. In fondo
questo sito cura sia gli abitanti di Filandari sia quelli che a
Filandari sono nati, cresciuti e poi, purtroppo, partiti e che magari con siti
come questo si sentono vicini ai propri cari e al “paese”. Sono anch’io
figlia di emigranti. Mio padre era di Filandari e mia madre di Scaliti e anche
se non distanti dal loro paese natio, le loro radici non le hanno mai
dimenticate. Alla fine un’emigrante è un’emigrante al di là della
distanza. Chi vive a Milano sente la nostalgia uguale a chi vive in
Australia. Ti prende al cuore allo stesso modo e sebbene si faccia di tutto per
adattarsi al paese dove si vive e si lavora e come se mancasse sempre qualcosa
alla loro vita. Io non ricordo una domenica nella vita di mio padre che non si
andasse a Filandari, a meno che non fosse malato o non
lo fossimo noi figli. A volte mi rifiutavo di andare con i miei genitori perché
volevo stare con i miei amici. Ma la sera, quando ritornavano dal paese,
avevano addosso quell’odore della campagna, dei caminetti accesi e
la felicità sul viso di chi aveva vissuto una giornata diversa dalle altre e
per questo unica ed io ero profondamente stranita da questo, non li capivo. Nel
nuovo paese si erano inseriti bene, ma quello che avevano lasciato non lo si
poteva ricreare in quella realtà. Per mio padre poi, era impossibile . Ma
questi sentimenti , alla fine, sono uguali in tutti quelli che dal
proprio paese si sono dovuti allontanare per forza maggiore. C’è chi, come ad
es. i fratelli di mia madre, che nei primi anni 60’ sono partiti che
erano ancora bambini per fare i garzoni di bottega nelle piccole fabbriche che
da lì a poco avrebbero invaso le campagne lombarde . Hanno lasciato i genitori
quando ancora avrebbero avuto bisogno della loro guida e del loro amore
per ritrovarsi soli in una grande città, quando a Scaliti più in là
del cimitero non si erano spinti. Vivere in casermoni, lavorare per dodici ore
al giorno e poi spedire la paga a casa per aiutare gli altri che erano rimasti
ad aspettare che si sistemassero e li chiamassero a raggiungerli. Alcuni non
sono più tornati, altri non ce l’ hanno fatta ai ritmi delle città
e sono ritornati tra mille difficoltà. C’è un mio zio che è scappato da
Milano, ma proprio fisicamente, una volta che l’avevano ricoverato in ospedale.
Un altro che ogni volta che ritorna e che vede Mileto mi dice che non c’è al
mondo paese più bello per lui. E’ la nostalgia, la mancanza di
un’adolescenza mai vissuta, di abbracci perduti a farli ritornare
ogni anno anche per un solo giorno nel proprio paese. La storia di mio padre,
dei miei zii, è uguale a tante altre. E allora ben venga un sito come questo in
cui anche in Argentina, Australia, Germania come a Milano ci si può collegare
anche un minuto solo per vedere come sta Filandari , se la sagra si
è fatta, se la festa per S. Marina è andata bene. In fondo è un ritorno a
casa anche questo. Mi piacerebbe sapere qual i sono le vostre impressioni, le
vostre emozioni di quando ritornate nel vostro paese natio; è sempre un ritorno
a casa? Scrivetemi ciò che pensate su quest’argomento e ne discuteremo insieme.
Aspetto le vostre e-mail…a presto!