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Wednesday, March 10, 2010
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Posta e dintorni...

 

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Rubrica a cura di Maria Angela Rovito

mariangela.rovito@filandari.net



LA NUOVA GIOVENTU’

 18 febbraio 2010

 

Certe volte rimango senza parole dinanzi ai giovani d’oggi. Rimango senza parole, ma in senso positivo ovviamente. Io non penso assolutamente che i giovani d’oggi siano scansafatiche o che vogliano tutto e subito o che tutti fumino e bevano disordinatamente. Certo, ci sono le eccezioni, ma sono una minoranza rispetto alla massa di ragazzi che ci sono nei nostri paesi.  In sincerità rispetto a come eravamo noi  a quelli della mia generazione intendo, li trovo più svegli e capaci. Sanno benissimo quello che vogliono e come raggiungerlo   fin da piccoli. Provate a chiedere a una bambina cosa vuole fare da grande e vi risponderà non la maestra o la ballerina, ma il calciatore o al massimo l’imprenditore o l’informatico. Sono già svezzati a ciò che li aspetta fin da piccoli. Conoscono il computer, l’inglese e usano il cellulare come un prolungamento della loro mano,   visto che non se ne staccano mai.   La  nuova gioventù viaggia, ama la musica, si cura e se decidono di amare lo fanno con lealtà. Sanno distinguere tra il bene ed  il male più di quanto lo abbiamo fatto noi in passato. E soprattutto non hanno timore di esprimere il loro pensiero. Si schierano, e se c’è da urlare lo fanno senza paura. E’ chiaro che ci sono delle pecche e di sicuro ognuno di noi né troverebbe più di una. Comunque ogni generazione che si rispetti ha delle magagne. Tutte le generazioni che ci hanno preceduto hanno avuto qualche problema d’inserimento sociale.. Penso che questa gioventù  sia per noi una risorsa e non un peso come ce la  vorrebbe far passare, a volte, i media. Lavorano se c’è lavoro e studiano con curiosità esponendo i dubbi che hanno. Sono o di destra o di sinistra in modo netto e non come cert’uni che ci governano che ancor’oggi migrano da un partito all’altro senza trovare riposo. Dovremmo fermarci ogni tanto ad ascoltarli perché hanno idee e progetti ma soprattutto valori come l’amicizia sulla quale basano ogni loro rapporto, da quello con i genitori, a quello con gli insegnanti, a quello con le persone più in là con l’età. Dovremmo fidarci di più di questa nuova gioventù, anche perché non  è che gli stiamo lasciando un mondo migliore di quello che è toccato a noi. Tante promesse, ma nei fatti … tante delusioni. E allora non colpevolizziamoli  per qualche bicchiere di troppo o per qualche corsa in macchina. Anche a nostri tempi si facevano le stesse sciocchezze. La differenza e che noi le nascondevamo, mentre loro non lo fanno e questo a noi “grandi”  fa  paura. A noi di quel mondo è rimasto poco. Facciamo in modo che la spensieratezza , la positività e l’amore che hanno da dare riescano ad incanalarlo nel modo giusto, senza deviazioni. Facciamo in modo di non deluderli anche noi come i nostri predecessori hanno fatto con noi. Costruiamo il futuro che  li aspetta non per loro ma con loro!

 


 

I 103 ANNI DU "PREVITI DI CHIUPPI” !

27 GENNAIO 2010


Avete capito bene! Don Pino Pagnotta , a  gennaio, ha compiuto 103 anni e li ha festeggiati nella sua casa di Vena di Ionadi con la sua famiglia e gli amici più cari ; in suo onore , nel salotto della sua casa,è stata celebrata una messa ufficiata dal Vescovo della nostra diocesi Sua Ecc. Mons. Luigi Renzo . Per l’occasione don Pino si è vestito con la veste talare delle cerimonie importanti. E, in effetti ,è stato un bel giorno. A volte, era un po’ infastidito per la confusione che vi era intorno a lui, per le luci delle telecamere soprattutto, ma poi dispensava volentieri benedizioni e abbracci . Durante la celebrazione della messa, che don Pino ha concelebrato, nei passaggi più importanti , come la consacrazione, appariva particolarmente attento a che tutto si svolgesse per il verso giusto. Don Pino è nato a Scaliti nel 1907, ma in seguito la sua attività lo ha portato a conoscere tutti i paeselli della nostra zona: Paravati, Papaglionti, Mesiano, Scaliti, Sorianello, e di ognuno conservava un ricordo legato a fatti o a persone conosciute. Oltre alla sua attività pastorale non ha disdegnato nella sua vita altre attività come la caccia o la fotografia . Insomma è stato anche un uomo con le sue debolezze. Nessuno ha chiesto a don Pino qual è il segreto per arrivare a quest’età. Perché non c’è un segreto. Ci si arriva e basta. Magari  se si è accompagnati ,durante questo percorso, dalle persona giuste è ancora meglio. Accanto a lui, lungo tutti questi anni, i nipoti che lo seguono devotamente in ogni suo desiderio, accudendolo ogni giorno passo passo in ogni sua necessità. Anche quel giorno erano lì presenti come sempre ed alla fine della serata, quando tutto è ritornato alla normalità, hanno continuato la loro attività con dedizione e amore. Il desiderio, che credo in molti condividiamo e  non tanto  di raggiungere quell’età, ma   di arrivarci intorno a quell’età ,magari con lo sguardo vigile e attento di don Pino, sintomo di vitalità mentale e voglia di vivere altri 103 anni! Di seguito uno stralcio di quella serata … buona visione e auguri di nuovo don Pino!

 


 

POVERI  MA BELLI

10 GENNAIO 2010

L’altro ieri mi è capitato di leggere un bando regionale per dei corsi formativi, che si terranno nella nostra provincia prossimamente e leggendo qua e là mi sono accorta di una cosa alquanto anomala. Poiché si partecipa in base al reddito e al punteggio acquisito dall’iscrizione al Centro per l’Impiego, in codesto bando, i partecipanti alla competizione erano divisi in poveri e quasi poveri. Quindi si partiva da un concetto fondamentale: essere poveri .  E’ ormai  risaputo che il documento che attesta la povertà di un cittadino italiano è il modello ISEE. Tale modello ci certifica, quasi come una patente, il nostro grado di povertà. Sì, perché la povertà si misura. E quindi puoi essere povero a tutti gli effetti oppure quasi povero, ovvero, non sei talmente povero per determinate agevolazioni ma nemmeno tanto ricco per poterne farne a meno. E’ il classico dei dubbi: “Essere o non Essere … questo il problema!”.  In questo caso essere o non essere povero per le Istituzioni e per la società.   Ognuno ha il suo grado di povertà, calcolato in base a dei coefficienti che applicati al reddito, ti danno il polso della tua situazione e della tua posizione nella piramide economico-sociale italiana. I sindacati ti aiutano a compilare la tua patente di povero. A volte, essere pensionato o disoccupato, non basta. Se malauguratamente sei proprietario di un terreno, che non ricordavi d’avere, tanto è inutile, sei fuori dal target perché ti fa reddito, se  aggiungi la pensione che percepisci dopo trent’anni di contributi, che è pari quasi a niente, per lo Stato sei povera o quasi povera ma di certo non ricca. E allora, a meno che non si è invalidi al cento per cento, non hai diritto a niente perché per lo Stato non sei tanto povera per agevolarti, forse quasi povera e allora rientri per alcune agevolazioni, ma no per tutte, se poi rientri per un euro nella categoria ricca o quasi ricca (questa categoria l’ho inventata io), sei tagliata fuori da tutto. Non esiste in realtà la categoria intermedia, quella categoria che ci fa dire: “speriamo che domani sia un giorno buono!”. Penso pure che se una persona è povera o quasi povera non ha bisogno di certificazioni. O è povera o non lo è. Come pure un’altra anomalia è la dicitura di disoccupato. Ovverosia, si è disoccupati se si è stati occupati con lavoro certificato per almeno un tot di giorni, altrimenti sei inoccupato ma non disoccupato, di conseguenza non rientri in nessun concorso se non risulti disoccupato in base a quelle normative. Se tu non hai mai lavorato, per lo Stato non sei disoccupato, non esisti proprio! Mah, veri e propri misteri italiani! Io credo proprio che ciò che è poco dignitoso nel nostro paese, non è essere povero o quasi povero, ma farci sentire tali. E non c’è bisogno di un foglio che lo certifichi, lo vediamo da soli se ci guardiamo intorno che non stiamo bene per niente. Stiamo regredendo vertiginosamente, soprattutto nella nostra terra. A volte, ho come l’impressione, che la nostra Regione esista giusto per fare da supporto al ponte che dovranno costruire sullo Stretto e che se ne parli, ultimamente, solo per tale scopo. Comunque non è tutto così nero, qualche spiraglio di ottimismo ci deve essere. Sorridiamo e la vita ci sorriderà.  In fondo siamo poveri … ma belli!



 

E' ARRIVATO IL NATALE

14 dicembre 2009

 

E’ arrivato il Natale! Un ‘altro anno  sta per trascorrere.  Se ci pensate, ci affanniamo a fare sempre e in modo convulsivo , le solite cose.  Agli inizi di dicembre, l’albero ed  il presepe, cercando di  ricordare dove abbiamo riposto gli addobbi  e quando li abbiamo trovati,renderci conto  che sono malconci o usurati dal tempo e allora decidere di rinnovare in tutto o in parte albero o presepe. Poi c’è la  frenesia   per l’addobbo originale: quello per il camino, per la porta dell’ingresso principale,per  il centrotavola etc.  etc.  E’ dulcis in fundo ,quello che ,a mio parere ovviamente, rimane ancor oggi , nel settore degli addobbi, un vero  mistero: il babbo natale appeso ai balconi.  Ma che ci fa’ un babbo natale appeso a quel modo? Alcuni danno l’impressione   che ti chiedano aiuto per essere liberati da quella agonia. Altri, se ci fate caso, sono talmente rovinati dalla pioggia e dal vento che rimangono attaccati alle scalette per un braccio,e quelli, in verità, sono i più tristi in assoluto.  Ma che senso hanno?  Se lo scopo è  di  far credere ai bimbi che babbo natale arriva dai tetti, beh stiamo freschi, e da tempo che i bimbi non credono più alle favole.   Però il Natale è proprio questo: le contraddizioni     Ogni anno poi, ci diciamo che non faremo regali o che ne faremo di meno, ma poi ricadiamo nella trappola con le stesse modalità  di ogni anno:  fino all’ultimo giorno , fino al regalo  dell’ultimo momento, perché  è matematico che ci dimentichiamo sempre di qualcuno. A Natale vogliamo e dobbiamo dimenticarci dei problemi .  E’ come se la mente si permeasse di una nebbiolina  per cui : la mancanza di lavoro, le malattie,gli odi e i rancori … tutto sembra  passare o quasi. Questo Natale, in particolare, lo so, sarà difficile per molte famiglie. Ma magari, ci riporterà  a riconsiderare la vera essenza di questa festività che và aldilà di ogni logica consumistica. Stringerci intorno a quella grotta con spirito di solidarietà; pensare alle persone a noi vicine, come quelle che  hanno bisogno di una parola o di una carezza e non necessariamente della solita sciarpa o dei soliti guanti. Stare insieme perché ci va di farlo e non perché la tradizione  lo impone. Insomma stare intorno ad una tavola senza che ci siano necessariamente tredici portate, anche due vanno bene! Riappropriarci di valori che nel tempo , con la “globalizzazione, i media, internet” sono stati sostituiti con altri, più o meno giusti,  sarà il tempo a dare una risposta.  Ma  i nostri nonni, e i nonni dei nostri nonni, ma come hanno fatto a superare tutti quei Natali senza regali, televisione, computer e play station? Mah!  Ogni tanto penso sia  un bene che ci sia un po’ di crisi. E’ un bene perché ci fa apprezzare, cosa è utile e cosa no;  che ci fa  comprendere che alla fine della fiera quello che rimane sono i rapporti umani. Quante mani abbiamo stretto oggi? Quante né stringeremo domani ?  E soprattutto,non pensare costantemente che l’altro ci debba per forza fregare in qualcosa. Guardiamoci intorno ogni tanto. Forse è proprio il nostro vicino che  ha più bisogno del nostro aiuto o almeno di un sorriso. E con un sorriso Vi auguro  un sereno e felice Natale!

PS.   Presto sarà aperto uno spazio con le vostre e-mail.  Quindi vi invito  ad inviarci poesie, racconti,pensieri che verrano pubblicati nelle varie rubriche. A questo proposito desidero ringraziare Francesca e a farLe pubblicamente i complimenti per la   poesia  che ci ha inviato e che è pubblicata nella rubrica “ poesia del giorno”, e ad Antonio per i complimenti e  il disegno …grazie!!!!!

 


 

LA POSTA E DINTORNI . . .

 29 luglio 2009

 

Riapre il sito di Filandari. E’ riapre in una veste nuova e con una nuova rubrica “la posta e dintorni…” curata da me e da tutti coloro che vorranno collaborare inviandoci e-mail, fotografie, ricordi ma anche poesie e pensieri in libertà. Niente di impegnativo ma soltanto un modo nuovo per incontrarci e scambiarci pensieri e riflessioni nonché ricordi per chi i nostri paesi non li ha mai dimenticati. In fondo questo  sito cura sia gli abitanti di Filandari sia quelli che  a Filandari sono nati, cresciuti e poi, purtroppo, partiti e che magari con siti come questo si sentono vicini ai propri cari e al “paese”.  Sono anch’io figlia di emigranti. Mio padre era di Filandari e mia madre di Scaliti e anche se non distanti dal loro paese natio, le loro radici non le hanno mai dimenticate. Alla fine un’emigrante è un’emigrante  al di là  della distanza. Chi vive a Milano sente la nostalgia  uguale a chi vive in Australia. Ti prende al cuore allo stesso modo e sebbene si faccia di tutto per adattarsi al paese dove si vive e si lavora e come se mancasse sempre qualcosa alla loro vita. Io non ricordo una domenica nella vita di mio padre che non si andasse a Filandari,  a meno    che non fosse malato o non lo fossimo noi figli. A volte mi rifiutavo di andare con i miei genitori perché volevo stare  con i miei amici. Ma la sera, quando ritornavano dal paese,  avevano  addosso quell’odore della campagna, dei caminetti accesi e la felicità sul viso di chi aveva vissuto una giornata diversa dalle altre e per questo unica ed io ero profondamente stranita da questo, non li capivo. Nel nuovo paese si erano inseriti bene, ma quello che avevano lasciato non lo si poteva ricreare in quella realtà. Per mio padre poi, era impossibile . Ma questi sentimenti , alla fine, sono  uguali in tutti quelli che dal proprio paese si sono dovuti allontanare per forza maggiore. C’è chi, come ad es. i fratelli di mia madre, che nei  primi anni 60’ sono partiti che erano ancora bambini per fare i garzoni di bottega nelle piccole fabbriche che da lì a poco avrebbero invaso le campagne lombarde . Hanno lasciato i genitori quando ancora  avrebbero avuto bisogno della loro guida e del loro amore per ritrovarsi soli in una grande città, quando  a  Scaliti più in là del cimitero non si erano spinti. Vivere in casermoni, lavorare per dodici ore al giorno e poi spedire la paga a casa per aiutare gli altri che erano rimasti ad aspettare che si sistemassero e li chiamassero a raggiungerli. Alcuni non sono più tornati, altri non ce   l’ hanno fatta ai ritmi delle città e sono ritornati tra mille difficoltà. C’è un  mio zio che è scappato da Milano, ma proprio fisicamente, una volta che l’avevano ricoverato in ospedale. Un altro che ogni volta che ritorna e che vede Mileto mi dice che non c’è al mondo  paese più bello per lui. E’ la nostalgia, la mancanza di  un’adolescenza mai vissuta, di abbracci perduti  a farli ritornare ogni anno anche per un solo giorno nel proprio paese. La storia di mio padre, dei miei zii, è uguale a tante altre. E allora ben venga un sito come questo in cui anche in Argentina, Australia, Germania come a Milano ci si può collegare  anche un minuto solo per vedere come sta Filandari ,  se la sagra si è fatta, se la festa per S. Marina è andata bene. In fondo  è un ritorno a casa anche questo. Mi piacerebbe sapere qual i sono le vostre impressioni, le vostre emozioni di quando ritornate nel vostro paese natio; è sempre un ritorno a casa? Scrivetemi ciò che pensate su quest’argomento e ne discuteremo insieme. Aspetto le vostre e-mail…a presto!