Di proprietà dei Pignatelli fu distrutta varie volte dai terremoti fra cui il più devastante fu quella di inizio del secolo XX.
Sembra che il primo insediamento in territorio filandarese sia stato fondato dai Locresi (VIII-VII secolo a. C.) i quali, dopo avere sottomesso la città di Ipponion, costruirono in quel luogo un tempio dedicato a Cibele, dea dell'agricoltura (in contrapposizione a Proserpina, adorata a Ipponion). Per questa ragione la zona fu denominata Castel di Cibele. Si racconta che sulla porta d'ingresso del tempio ci fosse la statua di un leone dalle fattezze mostruose e, sotto, la scritta "panleontos" (tutto passa sotto il controllo del leone). Lo storico Proclo, inoltre, riporta la leggenda che le mura dell'edificio siano state impastate con il sangue dei nemici. Negli anni successivi il luogo di culto fu completamente abbandonato.

Dopo essersi liberati dall'oppressione locrese, gli Ipponiati occuparono il territorio modificandone il nome in Messen (per l'abbondanza delle messi) che col tempo si trasformò in Missiano, Misiano e, infine, in Mesiano. Grazie alla sua ottima posizione geografica (al centro tra Tropea e Nicotera) e al terreno fertilissimo, gli abitanti stabilirono rapporti commerciali con i paesi vicini incrementando le attività economiche. È probabile, inoltre, che nel periodo bizantino la città sia stata luogo fortificato. Pare, infatti, che già vi esistesse il castello (IX-X secolo d. C.) di cui oggi non rimane che un cumulo di pietre. Nel corso degli anni l'importanza di Mesiano crebbe sempre di più e attorno al centro abitato sorsero nuovi insediamenti che diventarono suoi casali. Tra questi anche Filandari.

L'etimologia del nome deriva probabilmente dal nome del fondatore Kilandaro. Secondo altri studiosi, invece, potrebbe essere una parola composta da filos (amico) e andros (uomo). Intorno all'anno 1000 i Normanni occuparono la città sottomettendola a un duro processo di latinizzazione. Il conte Ruggero, infatti, stabilì che Mesiano diventasse sede di Diocesi. Due secoli più tardi (1258) la città si schierò in favore di Manfredi nella lotta contro il Papa. Da questo momento e fino al XV secolo le notizie storiche sono frammentate. È probabile che in questo lasso di tempo il castello fu distrutto perché nei documenti successivi a questa data non è più menzionato. In alcuni testi, inoltre, Mesiano viene riportata con il titolo di Università. È certo, però, che durante il periodo della dominazione aragonese (1417) la regina Giovanna II la vendette a Polissena Ruffo per seicento ducati. Il feudo passò poi a Covella Ruffo contessa di Montalto, a suo figlio Marino Marzano (1442) e a Leonardo Tocco Dispoto principe di Romania (1488). Sei anni dopo (1494) diventò proprietà del regio demanio per ordine di re Alfonso II. Il decreto fu poi riconfermato da re Federico nel 1496. Fu poi infeudata ai Pignatelli, duchi di Monteleone (dal 1501 al 1806). Nel XVI secolo Mesiano cominciò a decadere e già durante il XVII secolo si ridusse a un piccolo gruppo di case. I cittadini si trasferirono nei casali circostanti che divennero sempre più popolosi e gradualmente autonomi. Fra questi Zungri, Rombiolo e Filandari che, col passare del tempo, diventarono Comuni distinti. Mesiano (insieme ai casali Arzona, Pizzinni e Scaliti) fu assorbita nel territorio di Filandari. Nel secondo dopoguerra il paese fu protagonista di una forte ondata di emigrazione verso gli Stati Uniti, l'Argentina e in nord Italia (Milano, Abbiategrasso, Novate, Cormane) in seguito allo sfruttamento dei cosiddetti gnuri.

I pochissimi grandi proprietari terrieri della zona, infatti, cedevano in affitto i propri lotti alla popolazione locale per coltivarli. Gran parte del raccolto era destinato ai "padroni". Quando l'annata non era favorevole i contadini erano costretti a comprare le derrate per saldare il debito con i signori. Si trattava, insomma, di un pesante sistema di stampo medievale. Per sfuggire a queste regole moltissimi filandaresi sono stati costretti ad abbandonare la propria terra in cerca di fortuna.

Principali beni storico-Culturali : antichi ruderi del castello di Mesiano; chiese medioevali e rinascimentali; mulini ad acqua; numerosi palazzi signorili;

...altri cenni storici   Fonte: www.comune.filandari.vv.it

Filandari è un piccolo centro posto, a circa 500 metri sul livello del mare, sulle falde orientali del monte Poro, prospicente la valle del Mesima è ubicato a poco distanza dal luogo dove sorgevano le fortificazioni della città-stato di Mesima da cui esso ha ereditato il patrimonio storico e culturale. Il suo toponimo Greco ci riconduce al periodo dell'incursioni Saracene del Ixse che misero a ferro e fuoco Nicotera, Mesiano e Mileto.Verso 850 dopo Cristo si congettura che un artigiano di origine ellenica impiantò in questa zona tranquilla uno stabilimento di filatura e tessitura:arte che successivamente fu estesa in tutti i paesi viciniori dello stato di Mesima e nel Vibonese.

Il<Filandaru>, nomignolo col quale si indicava in origine il vecchio filatore di fibre vegetali e di tesa fu trasferito prima ai suoi discendenti e successivamente a tutto il villaggio. Filandari, gia' casale di Mesiano unitamente ad Arzona, Pizzinni e Scaliti, fu nel corso dei secoli sottoposto a molteplici feudatari. Tra i primi spicca Ruggero il normanno che a Mileto fissò la sua dimora col titolo di conte. Gli succedette il suo terzo genito anch'egli di nome Ruggero che nel 1130 fu incoronato Re di Sicilia. Successivamente passò alla famiglia dei signori Roberto, certamente di stirpe reale.

Passò quindi all'Imperatore Federico secondo che con la sua illuminata autorità cercò di mettere un certo ordine nei Feudi meridionali emanando delle apposite leggi, secondo i dettami scaturiti dalle famose costituzione di Melfi del 1231 tra gli altri il paese fu ceduto a Seringo con saggezza Filandari, grazie anche alla laboriosità dei sudditi si ricorda quella del San Saverino. In quel periodo infatti, ci fu per lungo tempo pace e giustizia. La dinastia del San Saverino perseguì con Orrigo Ruggero secondo e si estinse con Luigi San Saverino nell' anno 1404 per contrasti scaturiti con la casa reale Ladislao, Filandari, ceduto quindi ai conti di Arena nota stirpe di valorosi condottieri al servzio della Reggina Giovanna seconda, passò poi nel 1501 a Giacomo di Pricipi di Bisignano, che fu però questo deposto per ribellione  per cui il feudo finì a Diego di Mendoza. Rul Gomez la silvan l'ebbe in dote dal padre, il sindaco fù a lungo governato da Marzono e dal Pignatelli, Duchi di Monteleone che lo tennero sino al   1806 anno in cui fu dichiarato decaduta la feudalità.

La legge Francese ha elevato Filandari ad "università" ovvero a comune autonomo con giurisdizione sul Casale Arzona, Mesiano (decaduta del passato splendore), Pizzinni e Scaliti. Tale assetto amministrativo, fu riconfermato anche con legge del 19-1-1807.

Il terremoto del 5 febbraio 1783 che sconvolse la Calabria la distrusse quasi interamente, in quella occasione rovinò molti palazzi gentilizi  e varie chiese, alcune non piu' riedificate, fu distrutto anche il santuario della Madonna della Misericordia in Arzona di cui solo casualmente nel 1902 si sono scoperti e localizzati gli avanzi. si ha motivo di credere che tra i ruderi siano ancora sepolti arredi sacri di grande valore, statue processionali e il tesoro accumulato nei secoli dei pellegrini che offrivono i loro minoli e preziosi alla statua della Vergine. A Filandari con quel terremoto vi furono sei morti e sessanta ducati di danni; ad Arzona nessun morto, ma l'abitato fu in parte sconvolto e in parte reso inabitabile a Pizzinni non vi furono morti, ma il villaggio fu totalmente disastrato