Andrea Runco

ANDREA RUNCO

Andrea Runco, è nato ad Arzona di Filandari VV. nel 1952, risiede a Pernocari di Rombiolo VV.

Appassionato di letteratura, fin da ragazzo ha sempre giocato con le rime, componendo testi adatti a bambini delle scuole elementari. Formatosi in questo campo in maniera autodidatta, da adulto si è affacciato nel panorama della poesia, partecipando sporadicamente a pochi concorsi, ed ha conseguito i riconoscimenti appresso menzionati: 

> Primo classificato, per una silloge di componimenti in lingua, al   Concorso Nazionale “Penna aurea 1982 “, a Corno giovine Milano. Premio, “Trofeo”. 

> Seconda Rassegna Internazionale di Poesia targa d’oro

“Rosa Anna, Saccone Giusti 1984”  Casalecchio di Reno Bologna   Premio, “Medaglione d’onore”.

 

>Terza edizione di Poesia “Città di Tolfa Roma 1984”

 Quarto classificato, “Coppa e Medaglia”.

 

> Quindicesimo  Premio Nazionale di Poesia “Primavera Strianese, Napoli 1985”

 Premio, “Menzione d’onore e Grande Medaglia Aurata”.

 

>Venticinquesimo  Concorso Internazionale Letterario

 “Calabria Domani Scalèa Cosenza,1987”

 Primo premio, “Medaglia Calabria Domani”.

 

Dall’Accademia Ligure Apuana, gli sono stati conferiti: 

1983   Premio “Salvatore Quasimodo”.

1984   Premio “Piero Bargellini”.

1985   “Nomina di Accademico Aggregato”.

1987   Premio “Donatello”.

1987   Premio “Giacomo Leopardi”.

  

Ha pubblicato alcuni componimenti in lingua, sui periodici “Il Torchio Artistico e Letterario di Viterbo” e “Cronache Italiane di Salerno”.

È presente nell’Antologia di Poesia del Settimo premio nazionale di letteratura 1983, Città della Spezia curato dall’Associazione “Nostra Spezia”.

Inoltre è inserito nelle seguenti raccolte poetiche in vernacolo calabrese, a cura dell’Associazione Culturale Don Cristofaro Mazza di Pernocari VV: 

1    ‘Na sirata ‘darricordari.

2    Pergulitu di penzeri. 

Arzona nella storia

In data 26 maggio 2013, unitamente al fratello Salvatore ha pubblicato il volumetto “Arzona nella storia, fra documenti e tradizioni”. 

È autore dei seguenti lavori inediti: 

1    Raccolta  di componimenti in lingua.

2    Raccolta di poesie in vernacolo Calabrese.

3    Antologia di canti religiosi e varie in dialetto calabrese.

4    Due commediole di un atto ciascuna, in vernacolo calabrese.   

In passato, di lui hanno espresso giudizio lusinghiero il periodico “Presenza” di Striano Napoli, e alcune case editrici interessate alla pubblicazione degli inediti. 

Il Runco, ha avuto la vita caratterizzata dai tanti mestieri svolti, dall’umile contadino di quando era ragazzo, al tecnico informatico,  passando attraverso una formazione scolastica e professionale in meccanica ed elettrotecnica, in tutte le loro varianti ed applicazioni, raggiungendo in ogni  lavoro un’elevata conoscenza. Facendo tesoro delle diverse esperienze, ha sempre manifestato una pressocchè completa autonomia  in moltissimi campi, mettendo in pratica ciò che sa fare, per la passione di realizzarsi con il lavoro, inteso, non come obbligo della vita,  ma come preciso dovere,  attribuendogli quasi un senso poetico e di missione, per sentirlo meno gravoso e certo di essere utile a qualcuno. È secondo questa visione che affronta anche l’aspetto letterario, cantando il vivere umano in tutte le sue sfaccettature, per raggiungere un appagamento personale, consapevole, che i suoi componimenti possono essere graditi o meno da chi lo legge. Ed avendo fatto parte dell’infinita schiera di emigranti, si definisce il loro poeta, come pure degli umili e indifesi,  e degli innocenti. E nonostante la sua condizione di cieco assoluto, dalla quale ha ereditato una tavolozza di colori, rigorosamente monocromatica con la tonalità del lutto, dimostra di non serbare rancore, neanche per il destino che lo ha condannato a sorte ingrata. Anzi, il suo carattere mansueto, lo induce a considerarsi il servo degli ultimi, ed apprezzando ciò, che la magnificenza dell’Altissimo ha fatto per l’uomo, inneggia a Lui, ponendo in Esso, la speranza del domani, fiducia che a suo intendimento, va oltre l’esistenza terrena, per non incupirsi all’idea che tutto finisce, ma si realizzi, nella continuità di una vita riscattata dal peccato, alla presenza del Sommo Dio, nelle verdi praterie del cielo. 

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