Giuseppe LascalaGiuseppe Lascala è nato ad Arzona, piccolo e antico borgo del Vibonese, nel 1949, e lì ha vissuto i primi diciannove anni della sua vita. Dopo il servizio militare si trasferiva a Milano, dove tuttora vive, lavora e ha formato una famiglia ma il suo cuore è rimasto nel Sud, specie nella sua Calabria, dove è fortemente abbarbicato, come l’albero alla terra.Funzionario in una società di trasporti, è attivamente impegnato anche nel sociale, operando come dirigente nel settore della mutualità integrativa volontaria.Ha pubblicato articoli su varie riviste e gli sono stati assegnati alcuni premi letterari per brevi racconti e poesie .

 

Natale a Saint Oyen

 

 

Natale a Saint Oyen

 

IL  ROMANZO 

 I dipendenti di un’azienda organizzano una gita a Parigi. Al termine di quel viaggio, una serie di circostanze spingono l’Autore ad approfondire la conoscenza di Ferruccio, Ciccino e Fabienne (tre dei cinquanta partecipanti alla gita) e a farci conoscere le loro storie personali. 

Nel passaggio dall’uno all’altro degli stessi racconti scopriamo anche la grande forza evolutiva che è in lui e che lo sta portando a cambiare in maniera profonda il suo rapporto con Dio e il proprio modo di muoversi nel mondo.  

 

IL PARERE DEGLI ESPERTI 

Giuseppe Lascala, con questo suo nuovo lavoro, si conferma uno spontaneo narratore che sa toccare per istinto molti generi e registri della narrativa, dalla posizione civile e sociale, d’ispirazione cristiana, alle narrazioni picaresche di Antonino, al romanzo umanitario e sociale alla maniera di Victor Hugo, all’esemplare storia di Ciccino, che metaforicamente può rappresentare una generazione di meridionali i quali, dopo avere avuto un’infanzia selvaggia e amara, attraverso una lunga e faticosa presa di coscienza, si sono inseriti nella società industriale del nord dell’Italia e sono ascesi ai compiti e alla dignità di moderni cittadini. 

In questo senso alcuni racconti sono la memoria di quella civiltà contadina che l’industrializzazione ha spazzato via. 

Il lettore non mancherà di trovare anche un ampio talento descrittivo dell’Autore nelle pagine di questo insolito e inaspettato libro, dove il destino amaro di Ferruccio e di altri personaggi contribuisce a cambiare la vita del protagonista, anzi non a cambiarla ma a risvegliarla alla vera vocazione cristiana. 

Per esprimere questa vocazione l’Autore ha espresso anche quella di multiforme narratore e di poeta. 

Il romanzo è composto di una serie di storie picaresche, le prime raccontate da Antonino e poi quelle edificanti dei vari personaggi che l’Autore porta ad esempio e a esaltazione dei propri valori morali e delle pratiche religiose: valori sicuramente e marcatamente cattolici. 

I personaggi sono tutti ben raffigurati e balzano vivi e presenti come conoscenze profonde nella coscienza del lettore. 

Il più fine e memorabile di questi personaggi è l'Io narrante, che appare discretamente e pudicamente per tutto il libro, pronto ad ascoltare, ad aiutare e a scrivere le storie singolari degli altri protagonisti, e che arriva al traguardo comprendendo profondamente chi siamo. 

Ciò lo porterà a dedicarsi al prossimo e a saper affrontare con serietà la morte che lo porterà in un campo fiorito. 

Belle in particolare e coinvolgenti sono la storia di Ferruccio, quella edificante di Giovanni, personaggio gigantesco, quella avvincente di Antonino, quella conturbante di Ciccino e quella molto delicata di Pierre e di Fabienne. 

Il testo va esaminato sotto l’ottica di un cattolicesimo dove preghiera e valore della vita, anche per i più gravi disabili, sono la salvezza. 

La personalità dell’Io narratore è quella di uno spontaneo cristiano che crede naturale e istintivo occuparsi del prossimo bisognoso, senza per questo proporsi di propagandare una religione o di acquisire meriti di fronte a Dio. 

Infatti, con Dio non si possono istituire partite di dare e avere, poiché i suoi calcoli a noi sono sconosciuti. 

Ci resta soltanto l’istinto, più antico dei dieci comandamenti, di sentire la solidarietà per il nostro prossimo, di cui dobbiamo comprendere ogni forma di dolore e di miseria. 

L’origine autobiografica del romanzo è molto interessante perché gli elementi di cui è composta sono sofferti non nella loro accidentalità cronachistica o aneddotica, ma come condizione spirituale dotata di un’infinita apertura: la tensione dell’Autore è volta a cercare un chiarimento non nella rappresentazione di dati in qualche modo obiettivi, ma in un’inserzione nella realtà del proprio sentimento, quindi a confrontarsi con altri. Perciò nel libro si sente una presenza viva, di una persona non fittizia, esistente e riconoscibile, che affida alla scrittura l’amarezza di un tempo vissuto e la felicità della memoria. 

Da questa completezza emerge la Sua capacità (la capacità che giustifica un Autore) di inserire nella prosa l’esperienza soggettiva per giungere meglio a indagare nei tratti le luci, le ombre, le sfumature contrastanti, l’ambiguità delle promesse del vivere quotidiano alla ricerca del vero volto della vita. 

Le dimensioni di questo scritto vanno di là della comune conoscenza, del diario, dell’annotazione veristica per raggiungere i perimetri di una testimonianza. 

Nel libro i fatti - reali o verosimili - e le esperienze emotive vengono “montati” mediante una buona tecnica narrativa ed esposti in una scrittura facile, piana e di avvincente lettura. 

Così il racconto appare come un momento chiave, un momento simbolo di una data situazione e, pur sorgendo in un contesto di situazioni realistiche e non costituendo che frasi o fatti normali e comuni, acquista valore di emblema morale ed esprime bene quei motivi psicologici che possono essere usati per corroborare un’interpretazione di uno spaccato della nostra società, oggi. 

Un libro insomma molto impegnativo, un manifesto di etica, oggi di moda, vista la solitudine degli esseri umani nell’attuale società: un libro che fa onore al suo Autore e che sicuramente farà del bene a chi avrà occasione di leggerlo.

 

  

 

Il Ricordo più bello

 

Il Ricordo più bello

 

IL ROMANZO 

 

Nuova edizione di un lavoro pubblicato con lo stesso titolo nel 1984, “Il Ricordo più bello” vuole essere uno stimolo alla riflessione su quanto ci sia ancora di vero o di falso nei luoghi comuni delle due metà dell’Italia, sugli aspetti negativi dell’emigrazione e su come il Natale di un tempo si sia trasformato in un appuntamento consumistico che fa cadere nell’oblio quella bella tradizione antica che rendeva evidente la dimensione autentica della nostra fede. 

 

PRESENTAZIONE 

 

Giuseppe Lascala, nato ad Arzona in provincia di Vibo Valentia, vive e opera a Milano, ma il suo cuore è rimasto nel Sud, specie nella sua Calabria, dove è fortemente abbarbicato, come l’albero alla terra. Pur avulso dall’ambiente della scuola, s’interessa attivamente dei problemi culturali, partecipando a manifestazioni e concorsi letterari nazionali e internazionali. 

Ha al suo attivo varie pubblicazioni, e ora si ripresenta al giudizio del pubblico e della critica con un agile romanzo, che si legge tutto d’un fiato, dal titolo: “Il Ricordo più bello”. 

Figlio autentico ed espressione genuina delle classi contadine del Sud, Lascala incarna, senza infingimenti, la concezione di vita che sta alla base della visione del mondo contadino soggetto per secoli alle spoliazioni, alle usurpazioni e allo sfruttamento di baroni, signorotti, capi-massari e caporali di azienda e oggi sfruttato, in forme diverse, dal potere onnipresente delle multinazionali e dalla mafia. 

I valori ai quali si aggancia la visione dello scrittore sono quelli della civiltà rurale, della famiglia contadina sempre insidiata dai signorotti e dai “don Rodrigo” di turno, depredata dei terreni e del prodotto dei campi, ridotta alla fame e costretta a emigrare.

Il romanzo di Lascala è il racconto delle vicende e delle peregrinazioni della famiglia del Sud, che ha dei legami profondi e inscindibili, sia che venga ambientata in Calabria, sia che operi in Sicilia, in Lucania, nelle Puglie o in Campania 

Il dramma della Storia della famiglia contadina calabrese emerge chiaro, impressionante, sconvolgente dalla lunga e commovente confessione fatta dal protagonista del romanzo al nipote, che è poi l’Autore dell’opera. 

La storia è ambientata in Calabria nel primo scorcio del Novecento, ma non cambierebbe di molto nella struttura delle situazioni individuali, familiari e sociali e nell’orditura stessa delle vicende giornaliere e stagionali, se fosse collocata nell’Ottocento, nel Settecento o nelle epoche del Medio Evo. Cambierebbero soltanto i nomi dei vari protagonisti. 

Qui ci imbattiamo in Peppa e Ntoni, in don Gaetano, in Rosa, Carmelo, don Vittorino, Angelina, Giovanni, Nunziata, nel prete don Carlo, in don Michele, in Laura, in don Cesarino e Filippo; in altre epoche ci imbatteremmo nei personaggi del Manzoni o del Verga. 

Non mancano le scene cariche di romanticismo o situazioni improntate al neo-realismo più avvincente, ma il filone nel quale s’inserisce spontaneamente il romanzo, sotto molti aspetti valido di Giuseppe Lascala, è quello del verismo. Al valore artistico del romanzo va aggiunto un merito, di particolare rilevanza: e cioè il grande valore rappresentato dalla testimonianza storica della civiltà contadina del Sud con il suo patrimonio incalcolabile di natura culturale, familiare, religiosa, comunitaria e sociale che sta a indicare, ancora oggi, alla società contemporanea il grande traguardo della libertà, della giustizia e del progresso. 

 

Avv. Angelo Esposito

 

 

Il Ricordo più bello (Youcanprint.it) di Giuseppe Lascala

 

RECENSIONE                                                                      

 

Giuseppe Lascala, dopo la sua prima prova di narrativa pubblicata con Youcanprint.it e intitolata "Natale a Saint Oyen", ritorna in libreria e negli internet-store più diffusi, con il suo secondo romanzo intitolato "Il Ricordo più bello".

Giuseppe Lascala ha abituato i suoi lettori a una narrativa che incentra le storie raccontate su personaggi semplici, simili a ognuno di noi, umili e per questo motivo forti e capaci di affrontare il mondo di oggi e, ancora più difficile, il peso del mondo di ieri. "Il Ricordo più bello" parte, per l'appunto, con il racconto dei ricordi di un uomo giunto al culmine della sua vecchiaia, pronto a lasciare il mondo con il suo carico di passato.

Giuseppe Lascala è uno scrittore che emoziona e mette il lettore di fronte ai sentimenti più nascosti e segreti del suo animo. Le storie dei personaggi raccontate ne "Il Ricordo più bello" attingono ai fatti recenti del nostro paese, dall'Unità a oggi. Lascala racconta di quelle "genti meccaniche", come direbbe Manzoni, le cui vite, solo in apparenza insignificanti, sono andate a formare la spina dorsale e civile del nostro paese.

Storie di umiltà, di gente che dal Sud si sposta al Nord per trovare un lavoro, con il miraggio di migliorare la propria vita e il pericolo costante di compiere un passo falso e finire nel baratro. Storie a ridosso dell'Unità nazionale, vissute in un piccolo paesino della Calabria, dove le uniche ricchezze di cui può disporre l'uomo sono le cose più semplici, ma anche più importanti come la terra, il sole, l'acqua, i rapporti familiari, l'affetto dei propri cari e il sostegno che può dare uno sguardo. Storie di uomini capaci di prendere il loro destino in mano e andare contro le convenzioni del mondo per salvare la propria dignità e quella della propria famiglia.

Giuseppe Lascala ci racconta il passato di un paese con un linguaggio limpido e ci fa ricordare da dove veniamo, con una storia corale nella quale vengono chiamati in gioco tutti i colori della tavolozza dei sentimenti umani, la rabbia, la sopraffazione, il desiderio di rivalsa e quello di dare stabilità alla propria famiglia e a ciò che si è costruito con il sudore della fronte. "Il Ricordo più bello" è un romanzo che affronta in modo inedito la questione meridionale, mettendo a confronto due generazioni diverse e raccontando le loro storie; con esse l'autore ci trasmette schiettamente i valori della civiltà contadina e rurale. Le vicende di Peppa, Ntoni, Filippo, don Gaetano, Rosa, don Michele diventano così le nostre. Un popolo che fin dall'inizio della sua storia ha vissuto un'oppressione che si perpetua ancora oggi, per via dello strapotere di multinazionali e organizzazioni malavitose. Il racconto delle vicende della famiglia del Sud, costretta a estirparsi dai propri luoghi per cercare altrove non la fortuna, ma la 'sopravvivenza', restando legata alla propria terra di origine da un cordone ombelicale invisibile ma saldo come l'acciaio. 

Leggere "Il Ricordo più bello" di Giuseppe Lascala significa compiere un viaggio dal passato al presente, percorrendo il mondo a partire da un piccolo paesino calabrese fino a raggiungere i nostri progenitori a Ellis Island, New York, per poi ripercorrere il viaggio a ritroso nello spazio e in avanti nel tempo, fino a oggi.

Questa romanzo, così come "Natale a Saint Oyen", mette il lettore faccia a faccia con il sentimento e con le proprie emozioni, raccontandoci il meglio dei nostri valori, merce sempre più rara nella scrittura d'oggi, specie se affrontata con tale padronanza di mezzi.

Luciano Pagano

Stefano Donno

 

 

Diego Tinelli intervista per Bookslife Giuseppe Lascala, autore di Natale a Saint Oyen clicca qui

 

 

 

 

Diego Tinelli intervista per Bookslife Giuseppe Lascala, autore di Natale a Saint Oyen

 

Quante volte la vita ci fa sentire alieni. Arriva qualcosa di non previsto, qualcosa che non immaginavamo, eppure noi stiamo lì e viviamo la vita stessa, viviamo sempre e comunque.

Oggi intervisto Giuseppe Lascala con Natale a Saint Oyen: un libro che descrive la vita dei protagonisti, come hanno vissuto, sempre e comunque. Ma ora iniziamo l’intervista. 

Ciao, Giuseppe Lascala. Allora, Natale a Saint Oyen un intreccio di vite vissute, direi, e di insegnamenti. Ma, iniziamo con calma, descrivici il tuo romanzo

 

Desidero innanzitutto rivolgere un cordiale saluto agli ascoltatori di questa intervista e ringraziare voi per questa opportunità che avete voluto offrirmi.

Per raccontare in poche parole il contenuto del mio romanzo, dirò semplicemente che i dipendenti di un’azienda organizzano una gita a Parigi. Al termine di quel viaggio, una serie di circostanze mi spingono ad approfondire la conoscenza di Ferruccio, Ciccino e Fabienne (tre dei cinquanta partecipanti alla gita) e a scrivere le loro storie personali.

È così che, dopo i riconoscimenti e le soddisfazioni che le prime produzioni letterarie mi hanno dato, riprendo la narrazione di fatti legati agli aspetti quotidiani della vita, che mi portano ad affrontare temi importanti, quali: l’amore, con le sue innumerevoli sfaccettature, la morte, che ha sempre un ruolo da protagonista nel teatro della vita di ciascuno di noi, e la grande crisi di valori che, ormai da qualche tempo, ha investito l’umanità.

Con questo lavoro, grazie a Ferruccio, Ciccino e Fabienne, ho modo di articolare le vicende in ambienti diversi e in tempi che vanno da prima della Seconda Guerra Mondiale ai nostri giorni, passando dalla Lombardia alla Sicilia e alla Valle d’Aosta.

Le tre storie di vita narrate, prima di collegarsi al corpo centrale del racconto, rappresentato dalla vicenda del protagonista, percorrono tutte lo stesso filo di presentazione del personaggio, la situazione difficile in cui versa, i suoi dubbi e la risoluzione del suo dramma interiore grazie alla fiducia e alla confessione di sé al Signore.

 

Questi personaggi portano con sé tutte le loro storie. Cosa ti ha spinto a voler calare il lettore in questo mondo?        

 

Natale a Saint Oyen è un lavoro nel quale ho ripreso alcuni dei passaggi più espressivi del mio trentennale impegno nel sociale, richiamando quelli che sono i motivi che stanno alla base della mia vocazione per la solidarietà.

Il panorama del campanile tratto dalla galleria fotografica del comune di Saint Oyen, che ho scelto per la copertina, ben richiama i motivi ispiratori dello stesso romanzo, il quale attinge a episodi della mia biografia con l'intento di presentare una visione della vita ispirata ai valori etico-religiosi della cristianità cattolica.

Da questo mio scritto vorrebbe emergere la volontà di far comprendere al lettore, senza pedagogismi, che dietro alle tre vite raccontate c'è un disegno di misericordia e allo stesso tempo un esempio di vita religiosa che può indicare una strada per elevare lo spirito al di sopra delle brutture che il mondo contemporaneo, senza morale, ci impone.

Natale a Saint Oyen vorrebbe inoltre aprire la porta dei ricordi e della coscienza di un mondo di solitudine e di sofferenza accanto al nostro mondo di persone attive e indaffarate, che spesso dimentichiamo i deboli e gli sconfitti.

Questo è il messaggio che io, con molta modestia ma anche con la crudezza di alcuni episodi raccontati, ho cercato di far passare: se ci sono riuscito o no lo diranno i lettori.

 

Come ti sei avvicinato alla descrizione di queste situazioni , sono state le tue esperienze a farti conoscere questi dolori oppure hai studiato, ti sei documentato?

 

Tutte le vicende narrate nel romanzo sono state da me vissute in prima persona o mi sono state riferite dagli stessi protagonisti o da persone a loro vicine. A riprova di questo c’è la veridicità del tratto di tutti i personaggi comprimari della storia, che da parte mia ho cercato di ben raffigurare, affinché balzassero vivi e presenti come conoscenze profonde nella coscienza del lettore.

 

Lo stile del libro è molto interessante e intelligente. Come hai sviluppato il tuo stile?

 

Ti confesso che il lavoro, la famiglia e il mio impegno nel sociale mi hanno sempre lasciato poco tempo da dedicare alla lettura. Questo fatto, mentre da una parte rappresenta un limite per la mia capacità creativa e inventiva, dall’altra non mi lega a schemi letterari precisi, consentendomi di presentare in maniera molto personale i personaggi e le loro le storie, nelle quali metto sempre il mio entusiasmo e la mia passione. Pagina dopo pagina cerco di dare scorrevolezza alla lettura e di approcciare i temi trattati in modo tale che il lettore si trovi il più possibile coinvolto in una storia avvincente, che si legga quindi tutta d’un fiato e che abbia anche un minimo di pregio letterario.

 

Vorrei proporti questa domanda. In questa società così veloce e si dice pregna di comunicazione alla fine ci rendiamo conto che cìò che manca è la comunicazione e il confronto. Come può essere possibile che ciò accada?

 

“Ciò che viene dopo non sempre è progresso”, ho letto da qualche parte, ed io condivido appieno questa affermazione.

In effetti, oggi abbiamo tante comodità e conduciamo un’esistenza agiata ma, mentre tutto farebbe pensare che viviamo in un’epoca felice, ci ritroviamo sempre più soli, delusi, pieni di dubbi e di paure, e a dover fronteggiare una crisi esistenziale che si va facendo sempre più grande.

Forse corriamo un po’ troppo, forse abbiamo smarrito il senso dei veri valori della vita, forse sarebbe il caso che tutti ci fermassimo per un istante a riflettere e che ciascuno di noi, secondo le proprie capacità e i suoi limiti, contribuisse a realizzare un’inversione di rotta sulla strada che ci sta portando verso il baratro. Io credo che solo fermandoci e riprendendo le relazioni umane potremo realizzare un rapporto più sereno e creativo con noi stessi e con gli altri.

 

Come il senso spirituale e religioso ci può aiutare nel nostro cammino? E perché hai voluto portarlo alla luce nel tuo Natale a Saint Oyen?

 

A questa domanda rispondo come sicuramente risponderebbero molte altre persone.

Io credo in Dio, in quell’essere superiore che ha fatto il mondo: questo mondo meraviglioso in cui viviamo, così come credo in Gesù Cristo, vissuto oltre duemila anni fa, che è stato un uomo giusto; un uomo venuto a portare alle genti il dono della fraternità e della pace, a riempire i cuori di bontà, a purificare le menti, a farci passare dalla paura al coraggio, dall’orgoglio all’umiltà e a far rifiorire la giustizia, la libertà, la promozione della dignità umana e il perdono.

Se crediamo in queste cose, se pensiamo che sia giusto operare per il bene comune, allora non stiamo facendo altro che seguire gli insegnamenti di quel Cristo che dovrebbe essere preso a riferimento di ogni agire umano, a maestro di vita, a faro verso il quale orientare la rotta della nostra nave per uscire dalla tempesta nella quale stiamo navigando.

Per questo motivo il senso spirituale e religioso sono il filo invisibile che unisce tutte le storie narrate in Natale a Saint Oyen.

 

Una domanda che pongo spesso e alla quale tengo abbastanza: quanto c’è di te che senti molto vicino in questo libro?

 

In questo libro c’è tutto di me. Il quadro di un pittore e le pagine del libro di uno scrittore altro non sono che un pretesto cui l’artista ricorre per mettere a nudo la propria anima e i suoi sentimenti più profondi.

 

Giuseppe, cosa ti aspetti da questo romanzo?

 

La penetrazione nel sentimento dei miei personaggi vorrebbe portare il lettore a fare delle riflessioni e a guardare dentro di sé.

Per questo motivo spero che a leggere il mio romanzo siano in molti. Mi piacerebbe che tra i vari lettori ci fosse anche Christian De Sica e che da questo romanzo potesse trarre l’ispirazione per dar vita a un film intitolato proprio “Natale a Saint Oyen”: un Natale cioè diverso rispetto a quelli che finora ha proposto al suo numerosissimo pubblico.

Questo non certo per dare a me popolarità, ma unicamente per rafforzare una mia speranza: quella cioè di far sì che siano gettate le basi per la costruzione di un mondo migliore.

Da parte mia non m’illudo certo di poter cambiare con un libro il mondo. Come avrete occasione di leggere, con molta modestia, definisco questo mio impegno come una goccia d’acqua nel mare; ma tante gocce d’acqua formano il ruscello, tanti ruscelli alimentano il fiume; e ci sono fiumi che scendono a valle velocemente scavando nel terreno solchi profondi; ce ne sono altri che a volte si ingrossano fino a tracimare e inondano la pianura.

In questo senso io credo che il cinema e ciascuno di noi possiamo dare un grosso contributo.

 

Ragazzi, purtroppo siamo alle battute finali e dobbiamo salutare. Giuseppe, lascio a te dire dove tutti possono trovare “Natale a Saint Oyen”

 

Natale a Saint Oyen, che è disponibile anche in versione ebook, può essere acquistato sul sito della Casa editrice Youcanprint edizioni, sui siti delle principali librerie online e in qualsiasi libreria.

 

 

Giuseppe, in conclusione della nostra intervista, vorrei strapparti una promessa: se nascono commenti e domande vieni su bookslife e rispondi a tutti?

 

Lo farò con piacere, anche perché sento di avere con voi un debito di riconoscenza. Spero solo che le eventuali domande non siano troppo difficili.

Un saluto a tutti e buona lettura con “Natale a Saint Oyen” e con “Il ricordo più bello”: un altro mio romanzo che sarà pubblicato nei prossimi giorni sempre a cura di Youcanprint edizioni.

CIAO E GRAZIE!

 

 

Giuseppe Lascala

Attraverso questa pagina di Filandari.net, desidero rivolgere un saluto e un pensiero affettuoso ai compaesani e a tutti i calabresi, con i quali sento di voler condividere le soddisfazioni che “Natale a Saint Oyen” e “Il Ricordo più bello” finora mi hanno dato.

 Giuseppe Lascala