Possiamo solo dire che le sue origini, così come per le altre frazioni del comune di Filandari, hanno inizio intorno all’undicesimo secolo, infatti, secondo gli storici, da un documento risalente al 1094, intercorso tra San Bruno di Colonia e il gran conte Ruggero il normanno,( re di Calabria e Sicilia ), si evince, che lo stesso re si autocompiace  di aver convinto l’abate ad accettare i suoi possedimenti donatigli per rimanere nel suo territorio, come aveva già fatto con la Diocesi di Mileto alla quale, diede numerose tenute, chiese e villaggi, ed altrettanto fece con l’abazìa della Santissima Trinità di Mileto, a cui venne aggregata la chiesa di Pizzinni.

 Comunque ritornando alla storia laica della comunità di Pizzinni, possiamo affermare con certezza, che esso, fin dall’epoca normanna indissolubilmente ha fatto parte dello stato di Mesiano, essendo uno dei suoi “quartèri in seguito casali”. Almeno questo, ci lasciano intendere le tante vicissitudini della storia di Mesiano, perchè di quest’ultimo, ne ha seguìto gli alti e bassi attraverso il medioevo, il rinascimento,e via dicendo fino ai giorni nostri.

Pizzinni, con molta probabilità, fu distrutto dal terremoto del 1638 oppure quello del 1659, poichè dai documenti storici Pizzinni risulta edificato nel 17° secolo. Non sappiamo se il precedente borgo insisteva sul medesimo luogo di quello attuale, oppure dove la memoria popolare, riferisce che si trovava, ossìa nei pressi della diruta chiesa di San Leone, la quale, sorgeva a Sud, fuori dell’abitato. E nonostante che il paese, dopo l’evento tellurico, sicuramente venne ricostruito con maggiori accorgimenti, a distanza di poco più di un secolo, esattamente il 5 febbraio 1783, Pizzinni e tutta la Calabria conobbero uno dei sismi più distruttivi, che mai si sono verificati subendo ancora una volta l’onta della distruzione per causa naturali.

Con la caduta dei Pignatelli e delle feudalità ad opera dei Francesi, Pizzinni viene nominato nella cronaca del tempo, perché la sua località detta “pettu ‘i Pizzinni”, sita nelle immediate vicinanze dell’agglomerato urbano, è stata punto di partenza per una parte delle truppe Napoleoniche nell’offensiva sferrata contro i Borboni per la conquista di Mileto. La battaglia ebbe luogo il 28 maggio 1807 nel tentativo dei napoletani di riconquistare la restante parte continentale del Regno Partenopèo. Lo scontro vide i francesi, comandati dal generale Reynier, prevalere sull'esercito napoletano e ottenere il dominio sulla calabria per circa un decennio. I Borboni erano comandati dal Principe Philippsthal d'Hassia, il quale annoverava tra i suoi ufficiali il Colonnello Vito Nunziante, che insieme ad altri, aveva consigliato il suo diretto superiore ad abbandonare la posizione di Mileto, perché tatticamente sfavorevole, ma l’esortazione rimase inascoltata ed alle quattro e mezza del 28 maggio, dapprima vennero attaccati dai francesi sulle colline di Nao e Pizzinni, che sovrastano l'abitato di Mileto. Da qui la battaglia si trasferì tra le mura cittadine appena dette e le campagne più prossime, facendo uso di fucili e armi bianche. Il combattimento fu cruento e l'esercito napoletano venne soggiogato ed inseguito fino alle porte di Reggio Calabria, e gravissima fu la percentuale dei morti in campo rispetto al numero dei combattenti. Agli scontri campali fortunatamente seguì un periodo decennale di pacificazione e novità amministrative che il re Gioacchino Murat, varò per una migliore gestione dei territori conquistati. Fu in questa nuova ottica che vennero istituite le province  e messe al bando le Università le quali, lasciarono il posto ai comuni. Infatti, Pizzinni venne riconosciuto frazione di Filandari con il decreto regio del 4 maggio 1811. e il corso della storia di Pizzinni continuò più o meno come quella dei paesi vicini, fino a quando non si macchiò di sangue innocente. Infatti, l’11 luglio 1943, quando ormai verso la sera, il vespro incalzava,la quiete e la pace di Pizzinni vennero interrotte dal rombo assordante di 11 caccia bombardieri, che forse per l’errata indicazione dei siti militari tedeschi dei quali andavano in cerca, sganciarono delle bombe che provocarono vittime innocenti tra la popolazione civile lungo la strada che collega il centro urbano alla s. p. 17 a.L’azione venne replicata il 16 luglio mietendo ancora delle vite in località ( cortarìa ). Fu così, che anche Pizzinni pagò un pesante tributo di suoi figli morti per un’Italia libera.

 

Tratto Dal Volume: Filandari e Quartieri. di Andrea e Salvatore Runco.