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Scaliti

Scaliti - foto aereaIl nome di Scaliti spuntando dall’oscurità dei secoli, appare per la prima volta in un documento datato 1114, nel quale si afferma che, la chiesa di Santa Maria di Scaliti è un possedimento del monastero del Patire di Rossano, concesso dal re Ruggero II. Una seconda volta viene nominato Scaliti nel 1130, nella bolla aurea con la quale, lo stesso re conferma allo già citato possessore l’anzidetta chiesa, con l’aggiunta di un convento intitolato sempre a Santa Maria di Scaliti, in seguito viene ancora menzionato nel 1198 in una bolla del Papa Innocenzo III, e nel 1216 in una bolla di Papa Onorio III. Poi il borgo è come se per oltre due secoli e mezzo fosse caduto nelle profondità del dimenticatoio, seguendo anonimamente la prassi dei borghi viciniori assoggettati ai vari regnanti di turno, fino all’avvento dei duchi Pignatelli che dal 1501, divenuti nuovi feudatari del territorio, spadroneggiarono razziandolo d’ogni cosa, momento in cui, parve riemergere dalle tenebre il nome di Scaliti, essendo uno dei loro villaggi, sotto la giurisdizione dell’università di Mesiano, inserito tra quelli della zona da Est a Sud-Ovest della stessa, che prendeva il nome di “quartèri = quartieri”ed inglobava i borghi di: Pizzinni, Arzona, Scaliti, Filandari, Presinaci, Pernocari, Rombiolo, Orsigliadi, Garavati, Moladi. Un altro documento del 1586 del Vescovo di Mileto Quinzio de Rusticis “187”, riporta Scaliti come paese di appartenenza ad un rettore conventuale, un certo “d. Giov. Marasco Domenico”. Poi nel 1662 Scaliti viene nominato da Giovanni Fiore nel volume “Della Calabria Illustrata”, ed ancora una volta in una nota redatta tra il 1697 e il 1699, a cura degli incaricati basiliani che avevano il compito di raccogliere tutto quanto vi era nelle biblioteche dei loro conventi di appartenenza, quindi anche da quello di “Santa Maria del Patire” di Scaliti. Da quest’ultima data trascorse quasi un secolo e questa volta un evento luttuoso colpì non solo Scaliti, ma tutto il territorio calabrese, perché il 5 febbraio del 1783, un violentissimo sisma rase al suolo l’abitato con numerose vittime e il pressoché totale crollo delle case. Tuttavia, la tenacia non avvilì i sopravvissuti che, decurtati nel numero e afflitti per le perdite, ripresero alacremente a ricostruire quanto avevano lasciato nelle macerie, per continuare a vivere dignitosamente, affacciandosi ormai ai primi anni del diciannovesimo secolo con una popolazione di circa 230 abitanti. Anche il casato dei duchi Pignatelli dopo alterne vicende parve scosso dalle fondamenta da terremoti di rivolte, ed avendo iniziato asfaldarsi, ricevette il colpo ferale ad opera dei francesi che da oltr’alpi vennero in Italia invadendo il nostro suolo, portando con essi una ventata di nuovo. Infatti, una volta stanziatisi, dichiararono decadute tutte le feudalità e i loro privilegi, e con esse anche le vecchie università, trascinando in questa decadenza anche la gloriosa Mesiano, e nell’approntare una nuova organizzazione dello stato secondo il modello napoleonico, nel 1806 riconobbero a Tropea il ruolo di distretto del governo di Monteleone per il controllo dell’amministrazione cittadina, e con la legge del 19 gennaio 1807, gli venne conferito anche l’incarico di sorvegliare le amministrazioni delle qui citate comunità del circondario: Alafito, Arzona, Barbalaconi, Brivadi, Carciadi, Caria, Ciaramiti, Drapia, Garavadi, Mesiano, Moladi, Orsigliadi, Pernocari, Presinaci, Pizzinni, Ricadi, Rombiolo, Scaliti, Spilinga, Zaccanopoli, Zungri. In seguito sotto il governo del re di Napoli Gioacchino Murat, con reggio decreto n° 922, del 4 maggio 1811, recante la firma dello stesso, venne innalzato Filandari agli onori di comune, e in qualità di frazioni ad esso assoggettati i villaggi di: Scaliti, Arzona, Pizzinni e la stessa Mesiano.

 

Scaliti nel tempoCenni storici tratti dal libro di Andrea e Salvatore Runco " SCALITI NEL TEMPO"

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